Origini e significato della musica salentina

Come in molte culture antiche, anche la musica salentina deve le sue origini all'esternazione di sentimenti di disagio sociale, tra cui soprattutto le dure giornate di lavoro nei campi, la lontananza tra la moglie e il marito emigrato, le proteste verso il padrone. Su queste tematiche troviamo soprattutto una netta distinzione tra canti per allietare e canti di lamento. Vastissima è, però, anche la letteratura di canti d'amore e di morte e canti gioiosi suonati solo per ballare. Una menzione particolare va fatta, ovviamente, alla pizzica tarantata, genere interamente dedicato all'atto del ballo liberatorio, a cui inizialmente è stato dedicato il festival della Notte della Taranta. Le voci della musica salentina, solisti e coristi, originariamente presentavano alcune particolarità del timbro ed un utilizzo dello strumento vocale molto singolare. Oggi, gli artisti che la interpretano sono moltissimi, anche stranieri, perciò, senza dimenticare mai quali siano i veri suoni delle voci salentine maschili e femminili, il Salento si è molto aperto alle contaminazioni musicali.

I canti in griko salentino

Numerosissimi sono i canti scritti nell'antica lingua locale, il Griko, che sono giunti fino ai giorni nostri. Alcuni gruppi musicali scrivono ancora testi inediti nell'antica lingua della Grecìa Salentina, vastamente diffusa fino al 2000, ancora utilizzata dagli anziani e dai cultori. Innumerevoli gli sforzi della Regione Puglia di tutelare questa lingua minoritaria che racconta tutto del Salento: gli alunni potevano seguire corsi di Griko fin dalle elementari nel corso dell'istruzione pubblica fino agli anni '90, in seguito sono stati introdotti sportelli linguistici, info-point, corsi comparati di Griko e Neogreco. Anche durante la Notte della Taranta vengono eseguiti canti griki. Sentimenti esagerati, pianti disperati, proteste sociali, ninna nanne, canti e danze di aggregazione, componimenti religiosi, celebrazioni di fatti storici che hanno scosso la popolazione, racconti fantasiosi, contemplazioni della natura bucoliche ed estremamente aggraziate. Nella lingua grika, derivante dal Greco Antico, venivano espresse tutte le emozioni e si tramandava tutto il sapere di una terra colorata.

La pizzica salentina: canto e ballo

Per parlare di pizzica salentina bisogna tenere in conto che si sta parlando allo stesso tempo di una tipologia di canto e di una danza. La pizzica salentina viene tutt'ora eseguita nel dialetto salentino, diverso dal Griko per la sua origine latina comune alle altre zone d'Italia. Lo stesso dialetto ha una cadenza musicale che si è riflessa nei ritmi ossessivi della pizzica con varianti sul tema e improvvisi guizzi di euforia. Strumento fondamentale della pizzica è il tamburello del quale sono anche oggi venduti tantissimi tipi a seconda del suono che se ne vuole ottenere. Questo tipo di musica svolgeva alcune ben precise funzioni che si possono riassumere come segue:

  • La pizzica - pizzica
    Il ballo gioioso per eccellenza è la pizzica - pizzica. Dai temi frivoli, fantasiosi, esagerati, questo ballo veniva eseguito in diversi contesti, tutti quelli in cui si faceva aggregazione sociale. Molto comune imbattercisi nelle feste di paese, era molto usata nelle feste di famiglia. Si balla in coppia, anche tra individui dello stesso sesso, tra parenti o amici.
  • La pizzica schermata (o danza delle spade)
    Originariamente concepita come regolamento di conti tra uomini, diventò successivamente una pura espressione goliardica, o al massimo una prova di forza. Diffusa tra i ricchi proprietari terrieri, fu in seguito adottata da tutta la popolazione. Consiste nella simulazione di un duello rusticano, in cui due uomini si contendono l'amore di una donna o devono decretare il vincitore di una discussione. Ne esistono anche alcune versioni in Griko.
  • La pizzica tarantata
    La pizzica tarantata è un atto liberatorio con cui donne affette da disturbi psicosomatici potevano alleviare o guarire la propria frustrazione. La natura della malattia di queste donne veniva pubblicamente attribuita al morso di un ragno, la Tarantola, un innocuo aracnide presente nei campi salentini, per camuffare un'estrema sofferenza da attribuirsi alla fatica incessante, al sacrificio ed altre problematiche, anche familiari. La diagnosi si svolgeva semplicemente avvisando la tarantata della sua condizione. A quel punto, veniva organizzato il raduno di un'orchestrina e si invogliava la stessa a ballare fino a sfogare la pressione psicologica. Lo scopo terapeutico della danza era effettivamente spesso adempiuto: in una società in cui il lavoro, l'allevamento dei figli e il sacrificio erano le uniche prospettive di una donna, essere al centro dell'attenzione, mostrarsi pubblicamente e danzare era un'ottima medicina.

La musica salentina moderna

Il Salento ha avuto negli ultimi 50 anni un immenso valore musicale nella scena italiana. Importantissima la svolta reggae che ha prodotto nomi celebri come quello dei Sud Sound System. La loro musica ha influenzato intere generazioni e ispirato moltissimi altri artisti salentini a produrre musica. Ricordiamo ad esempio gli SteelA ed il loro reggae electro e la patchanka degli Après la classe. Oggi sono i Boom Da Bash a proseguire la tradizione reggae. Negli ultimissimi anni, invece, abbiamo assistito anche all'ascesa del pop e dell'indie, con diversi giovani nomi diventati ormai importanti anche oltre confine, come Emma Marrone e Alessandra Amoroso per il pop e i Crifiu per l'indie. Rilevante anche la musica electro e dance, con i gruppi Playontape e Moods, nonché la house dei Salento Guys, tutti quanti vincitori di contest nazionali. La musica tradizionale, però, la fa ancora da padrone. Menzioniamo un nome su tutti per il suo incredibile seguito di fedelissimi, ovvero Antonio Castrignanò. Un'ultima nota va data al rap (di cui un esponente è Marmo), al folk rock dei La Rocha e al genere unico dei Salento All Stars che si definiscono una gypsy-punk-taranta orchestra, un ensemble di veterani della musica salentina: fu uno di loro a scrivere la celeberrima "Lu Sule lu Mare lu Jentu".